Non mi stupisco più se i giornalisti non fanno informazione. Non mi stupisco più se la televisione propina merda. Non mi stupisco più se i giornali parlano “d’altro”. Non mi stupisco più di niente, vi direte. Invece no. Ieri sera stavo addormentandomi, quando ho acceso la tv ed era appena cominciato uno di quei programmi che si dicono di “approfondimento”, di informazione. Trattasi di Matrix. Ovviamente questa specie di programmi non ha mai prodotto informazione e dubito che un giorno possa farlo, anche se sarebbe bello. Alzo il volume ed ecco il conduttore Enrico Mentana, con il classico tono alla Mentana, serio e convinto comincia a presentare: “Ed oggi non ci occuperemo, come stanno facendo altri - chiaro riferimento a Bruno Vespa, che quattro canali più indietro non sta facendo il suo lavoro - degli sviluppi di Cogne, perchè se n’è già ampiamente dato spazio”. Finalmente, penso. Forse oggi dice qualcosa di utile. Che ne so… parla dell’ultimo tentativo di censura globale? O forse di cosa stanno facendo alla giustizia e a De Magistris? Spero. Ed alzo il volume. “Andremo invece a parlare di una realtà che ci è molto vicina, di un Paese che ci è molto vicino”. Il tono comincia a farsi un pò più drammatico. Quasi mi eccito. Parlerà forse di cosa hanno fatto ad un giovane studente della Florida mentre rivolgeva domande “scomode” a John Kerry? “Stiamo parlando, come avrete capito, della Francia e delle vicende dei coniugi Sarkozy. E’ stata ufficializzata infatti oggi la separazione […]”. Porca pu…. La Florida non è un Paese vicino. Un giornalista già censurato non può parlare del governo che censura. Un giornalista dipendente di uno che la giustizia non sa neanche cos’è… non può parlare di giustizia. E questa televisione, non può fare informazione. Le illusioni in pochi istanti vengon giù come birilli. E’ di questo che mi stupisco. Di come riescano a recitare davanti alla telecamera. Del fatto che non pensano che le informazioni deviate le stanno dando a cittadini come loro. Di come facciano a far parte di questo sistema logorato e fasullo senza alzare un dito. Senza far scatenare una rivoluzione. Di come possano recitare la parte di giornalisti sapendo di truccare le notizie, di parlar d’altro, di negare il diritto all’informazione! E mi stupisco anche del fatto che tutto tace (anche se so che forse finalmente si comincia a smuovere qualcosa), e mi chiedo come cavolo fanno i disinformati (coloro che non hanno accesso ad altre fonti di informazione) ad abboccare a tutto questo schifo. Licenziamoli.
BlogMag, giornale (e non giornalino) studentesco distribuito in 29 province (ognuna delle quali ha la sua edizione). Il fulcro del progetto è Marco Mazzoni, un giovane veramente capace supportato da altrettanti ragazzi tutti capaci e con voglia di fare. Uno staff simbolo di una gioventù attiva. Una tre giorni fantastica quella di Rimini, in cui si è parlato di tante (ma mai troppe) cose. Focus group, brain storming, idee, confronto, risate e interessamento generale. Il progetto è giovane ma già ha raggiunto dei traguardi impressionanti. BlogMag, infatti, stampa più copie de L’Espresso (circa 500.000). Il primo giorno è stato dedicato in parte alla presentazione dei vari argomenti del campus, poi con la vera e propria partecipazione attiva di tutti i redattori che, chi più e chi meno, ha dato il suo contributo fondamentale per la meglio riuscita del progetto. Esternati anche i principali obiettivi dello staff, tra i quali quello di creare una redazione per ogni provincia (redazione intesa come luogo fisico, come ufficio) e quella di riuscire a “stipendiare”, seppur in maniera simbolica, i redattori. Tanti progetti ancora in cantiere, tanta ambizione e voglia di crescere, nonostante una delle frasi pronunciata da Mazzoni (e presente anche sul
stare l’appoggio completo a questa iniziativa, tanto da vantarla e quasi convinti che eserciteranno un parere positivo su tutta la popolazione. “Questa è cultura”, il coro unanime di chi la cultura la possiede realmente. Soprattutto se a parlare di cultura è qualcuno come Daniela Santanchè, la stessa che un annetto fa, ghignando,